Animali e storie

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a Val Resia, una vallata prealpina, vanta una ricchissima tradizione orale che ancora oggi si tramanda di genitore in figlio.

Protagonisti indiscussi delle favole resiane sono gli animali che popolano realmente i territori della vallata.

Proprio per questa duplice ricchezza culturale e naturalistica del territorio abbiamo deciso di chiamare la struttura "la Tana", un luogo che faccia sentire le persone a casa e protette come all'interno di un nido e allo stesso tempo libere e a diretto contatto con il mondo della natura, proprio come accade nelle tane dei nostri amici animali.

Naturalmente nelle storie gli animali vengono personificati e attraverso le loro battute e le loro azioni si può sempre dedurre un insegnamento.
Le favole non sono collocate in un tempo preciso ma sono ambientate in luoghi ben precisi della vallata: ogni località è protagonista di una o più storie.

Lischiazze, il borgo in cui sorge la Tana, è protagonista della breve storia che vi raccontiamo qua.

Buona lettura!

Il Monte Štužjë che la volpe voleva misurare

La volpe si accorse un giorno della presenza del Monte Štužjë, nei pressi di Lischiazze, e, dato che mai nessuno aveva misurato la sua altezza, lei pensò bene di occuparsene. Subito chiese l'aiuto del gatto e dell'uccellino che si dimostrarono perplessi perché temevano l'astuzia della volpe: erano convinti che li avrebbe mangiati. La volpe però li rassicurò dichiarando di nutrirsi soltanto di frutta e verdura.

I tre così di diressero verso la montagna prima che facesse notte, in modo tale da poter dormire in cima. L'indomani avrebbero proceduto alla misurazione nelle seguenti modalità: il gatto, con la sua lunga coda, avrebbe dato l'unità di misura; l'uccellino, con il suo becco, avrebbe segnato la misurazione sulla roccia; e la volpe, con la sua astuzia, avrebbe diretto i lavori.

Prima di dormire si accordarono anche che l'uccellino avrebbe svegliato tutti all'alba con tre fischi.

Al mattino, al terzo fischio, la volpe, affamata, piombò addosso all'uccellino e lo mangiò. Il gatto, spaventato, scappo immediatamente a valle.

Ed è così che ancora oggi le persone guardano il Monte Štužjë senza conoscere realmente la sua misura.

(Fonte: La storia si intitola, nella parlata locale, "Štužjé, ka lišica e mila wòjo zmérit", raccontata da Anna Di Battista nel 2008 e raccolta nel volume "Aspetti di cultura resiana nei nomi di luogo. N. 3. Area di Bila/San Giorgio, Njïwa/Gniva e Ravanca/Prato" del Professore Roberto Dapit)